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Gli Dei della vita – parte prima

athon September 12, 2012 Uncategorized No Comments

GLI DEI DELLA VITA

Nella Tradizione Indiana si afferma che ,una volta nati, contraiamo un debito karmico con le Entità  preposte alla nostra  vita su questo pianeta, e in particolare  con una  singola  Entità  che funge da nostro  accompagnatore  nelle peripezie dell’esistenza, una sorta di Angelo custode. Perciò  il nostro compito   primario consiste nel ripagare  la suddetta Entità  per il suo  “lavoro “. Possiamo ripagarla con rituali o preghiere, a seconda delle nostre  tendenze.

Abbiamo questi “prottettori” occulti  in  ogni tradizione e vengono chiamati con vari nomi. Ma come  ci è dato riconoscerli,  sapere delle loro qualità,  individuarli  negli eventi  della nostra vita,  sapere come dobbiamo ricambiarli della loro attenzione, a seconda delle loro qualità e del loro compito?

In Egitto  troviamo varie  entità  preposte a questo compito : vi erano le Fate –o Netert – del Destino,  sette forme di Hathor, ma in primo luogo  abbiamo tre potenti Neteru che-presenti sia alla nascita che alla  morte – si presume   veglino su ogni nostro   passo- Esse sono Meskhenet, Renenet e Shai-

Nel nostro percorso alchemico di individuazione e trasformazione,  esse compaiono    con simboli  -attribuiti  loro  da veggenti ed iniziati antichi- che ci permettono  di captare  la loro costante presenza .

 

Vi è un  Inno dei Testi delle piramidi  che ci  narra delle  arcane connessioni   tra elementi  alquanto  inverosimili, ad una prima lettura, ma che,  visti sotto l’aspetto simbolico –alchemico,   risultano  chiari :

O Nu-Uru, Traghettatore  dei campi della Terra  di Paat,

io sono il tuo  guardiano dei bovi,

che ha l’incarico del tuo posto di nascita:

io sono  il tuo vasaio sulla terra,

che ha rotto l’uovo quando Nut  è nata ,

Io sono venuto ed ho portato a te  questo edificio

Che è stato costruito  per te

Quella notte  quando  tu sei nato,

in quel giorno  del tuo-posto-di nascita..

.. (T.P.516 )

 

Grande importanza aveva  il posto di nascita, tanto da aver una  cappella , od un piccolo Tempietto  accanto al tempio principale,  chiamato Mammisi- addetto alla nascita ed al suo simbolismo .

Meskhenet  è Dea della  Nascita e della rinascita spirituale, e del destino,:Meskha  era la pelle dell’animale  in cui –in tempi antichi-veniva avvolto il corpo del defunto per farlo risorgere, la pelle era di toro, cioè di bovino, perché il cielo, nel suo aspetto protettivo –generativo veniva raffigurato comela Granda VaccaCosmica -Nut-  colei che porta ogni cosa alla nascita- Mesqet ,quindi, era il posto di resurrezione, che poteva essere  tanto terrestre che celeste, ed era  anche il luogo nel quale veniva conservata la pelle di Toro che era  posta sul defunto per farlo risorgere. Meskhenet,la Deadella  camera di nascita e perciò della stessa nascita, assume così il significato di “nascita nel mondo fenomenico “ e rinascita nel mondo celeste.

Le donne  egiziane    usavano partorire   a volte sedute su uno speciale sedile,  ma di solito accovacciate  su due, a volte quattro, mattoni  rituali sui quali  venivano appoggiati i piedi : e similmente   i mattoni  su cui la partoriente  si accovacciava erano chiamati Meskhenet, Tavole del Destino,  poiché in uno vi era incisa la data di nascita del nuovo essere e nell’altro quella di morte. In un papiro,  questi due mattoni vengono chiamati uno Shai e  l’altro Renenet, principi che sempre accompagnano Meskhenet. Il bimbo veniva  alla luce tra questi mattoni, considerati sacri e creduti di poter determinare  il destino dell’individuo. Si riteneva che Tehuti  avesse scritto  su di loro  le fatidiche  date  della vita e della morte.

Questi mattoni  accompagnavano la persona nella tomba, per  proteggerla, diventando i quattro mattoni delle quattro   nicchie del sepolcro.

Il mattone, fango primordiale, cotto  dal fuoco  o essiccato dai  raggi del sole , è l’unità di costruzione dell’Edificio; ed un rituale  molto elaborato governava le fasi sia della  costruzione  che della posa in opera  del primo mattone. Esso erala Pietraangolare del tempio segnata dalla chiave della Vita. Erano  anche posti quattro mattoni angolari, che avevano lo stesso significato  dei quattro mattoni della camera di nascita : erano  il fondamento  magico e spirituale  della intera struttura  e ne contenevano e determinavano il destino.

Nello stesso Rituale veniva anche stesa una corda, simbolica del cordone ombelicale, che collegavala Terracon il Cielo.-

E chiaramente, sia la costruzione che l’Edificio  alludono all’Opera Alchemica.

L’Edificio  è simbolo dell’essere umano e la costruzione dell’Edificio simboleggia il lavoro necessario per costruire il Corpo Spirituale dell’Iniziato:

Il ventre  della  madre  è inoltre associato  con l’Uovo Alchemico, o vaso,  alambicco- in cui  erbe e metalli vengono trattati per estrarre la loro essenza; il processo alchemico  è simboleggiato dall’accoppiamento del maschio e della femmina,  il  Re ela Reginache,  nel loro  matrimonio mistico,  generano l’Androgino od Essere perfetto.

L’Uovo è sia il contenitore che il contenuto: il suo guscio è il “vaso”, l’alambicco, ed il suo contenuto è la vita  racchiusa, l’elemento da trasformare, col “bianco” mercuriale  e con il “rosso,lo zolfo. Esso rappresenta  perciò  tutto quanto il processo di trasformazione  alchemica.

 

Il nome di Meskhenet è riportato  sin dall’epoca dei  Testi delle Piramidi,,

Sorgi, o Re, raccogli le tue ossa,

metti le tue membra  insieme,

Sorgi, o Re,  prendi la tua testa.

.il tuo volto  allo sgabello della nascita,

che Meskhenet tua madre  ha fatto,..(T.P. 667)

Il nome  Meskhenet  è composto da “Meska” che sono tre pelli d’animale   riunite insieme; dal geroglifico “Ka” che è il doppio vitale dell’uomo, e dal suo determinativo, il “mattone” che è pure simbolo di Meskhenet.

 

Nei rituali iniziatici si faceva passare l’iniziando sotto una pelle d’animale per significare il suo rinascere a nuova  vita.

La nascita, come  pure la ri-nascita iniziatica, era legata all’attribuzione del Nome : il primo nome della persona era detto  “Nome della Madre” perché usualmente  era conferito al neonato a seconda delle parole pronunciate  dalla madre al momento della nascita. Questo era detto  “il vero nome” poiché era ritenuto nascere insieme al bambino. Il Nome era una  delle parti che costituivano il complesso dei corpi dell’uomo  e parte invero delle più importanti: era una  chiave  della potenza magica dell’individuo.

Anche altre Dee  presiedevano alla nascita del bambino e si trovavano presenti nella camera di nascita: erano Iside,  Neftys

e Renenet, che avevano la funzione  di levatrici e nutrici. Era sempre presente anche Shai e qualche volta pure  Bes e Khnemu. Khnemu era colui che formava  il corpo del bimbo nel suo tornio da vasaio e lo impiantava  come un seme nel grembo della madre.

Meskhenet  plasma il Ka  del bambino mentre è ancora nel grembo  materno ed assiste alla nascita del Ka che nasce, anch’esso, allo stesso tempo  del bimbo. Ed è lei  che annuncia il destino legato al momento astrologico natale.

La Fortuna,Destino o Sorte dipende dal Tempo Astrologico ; vi sono, nella Tradizione  Egiziana,  abbondanza  di fatti e testi che testimoniano questa credenza.  I tre, – Meskhenet,Renenet e Shai_, erano coloro che decretavano il fato al nuovo nato, o con parole o con segni premonitori. E questi segni erano sapientemente interpretati dall’astrologo, che li trascriveva.

Le possibilità sono governate dai pianeti, ed essi ci indicano quali opportunità siano concesse nella vita dell’individuale : la persona  ha poi il compito di coglierle e trasformarle alchenicamente.

Dice una massima sapienziale del Nuovo regno :”La Fortuna  non ti capita:la Fortunaè concessa a chi la cerca.”

Il Destino  non era un’entità da propiziare, ma da assecondare, poiché già tutto era scritto nei mattoni di Meskhenet, nei quali  era anche implicito  il destino astrologico,  governato dalle leggi di Shai, e collegato col suo volere, che è quello decretato dal fato: ma  ciò che è decretato  deve  poter essere assecondato, capito, accolto fruito e trasformato dallo sforzo individuale.

(continua)

 

 

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