Gli Dei dell'Arte

Dell’Egitto ci rimane la sua arte. Noi possiamo conoscerlo solo attraverso le testimonianze delle sue manifestazioni artistiche,siano esse letterarie, architettoniche ,pittoriche o scultoree. Ma cos’era l’arte per una società basata sulla connessione tra terra e cielo,e sull’appartenenza dell’intero creato ad una gerarchia sacra di entità divine? Non lo possiamo intendere con i parametri moderni,secondo i quali l’artista è un essere ispirato, il genio che, preso da fervore,crea seguendo il suo impulso.
Per la tradizione Egizia l’arte era la forma armonica della creazione divina, la riproposizione in terra delle forme archetipali. Creare, significa fissare un punto iniziale, stabilire una scala di emanazione. Perciò, nel mondo umano, l’arte era una disciplina sacra,regolata da ferree leggi matematiche e geometriche.
Intendere l’arte era intendere le leggi cosmiche.
L’arte ha lo scopo di immettere il fruitore in una diversa dimensione,o nei vari livelli dello spirito,per far slittare la consapevolezza in un piano voluto e determinato. Un determinato artefatto,che si collega a un voluto archetipo o livello,deve dare sempre gli stessi risultati con individui della stessa evoluzione” (brano tratto da "Il libro del drago"). L’opera artistica non è cosa da poco: sembra quasi impossibile poter comprendere e gestire l’immensa mole di conoscenza che essa deve necessariamente portare con sé. Abbiamo dei Neteru che sono preposti ad essa. Sono Ptah, Seshat, Khnemu, Hathor Maat, Tehuthi.
Con Ptah, bisogna conoscere l’astrologia, l’alchimia, i cieli e la terra. Con Seshat, dea dell’architettura, i ritmi settenari cosmici, le manifestazioni simultanee, la scrittura e i segni cosmici, i tempi e modi di costruzione, e una volta ancora i cieli e la terra nei loro rapporti dinamici. Con Maat ecco le leggi matematiche, geometriche; con Theuthi il suono delle lettere, le scienze mediche e magiche; con Hathor la musica ed il potere cosmico chiamato “triplice bellezza”, nonché la danza e l’afflato cosmico. Con Khnemu bisogna conoscere i sacri impasti, i materiali e, perché no, le rotte celesti, lungo le quali far navigare le Barche del cielo. Esaminiamoli uno ad uno.

Ptah e le armonie stellari
Vi era una volta,in un tempo primigenio, eterno, un’Isola in mezzo ad un lago di fuoco, circondata da caotica oscurità.
Da quell’isola emersero otto creature, rane e serpenti,che insieme formavano al materia originaria e deposero un uovo, dal quale ne uscì, rompendo il guscio, il Sole.
La teologia Memphita afferma:
Gli dèi che han l’aspetto di Ptah: Ptha sul grande trono...
Ptah Nun-il padre che generò Atum
Ptah Naunet-la madre che partorì Atum
Ptah il Grande-è il cuore ela lingua degli dèi dell’enneade

Nun e Naunet sono due degli Otto Primordiali dei quali Ptah condivide la sostanza :essi sono in Ptah come Ptah è in loro. Perciò l’Isola in mezzo al lago di Fuoco divenne Men Nufer- Duratura in bellezza-ed Het Ka Ptah- la Città del Ka di Ptah ( la Menphi dei Greci ); e Ptah era indissolubilmente legato ad essa. I loro vincoli erano settenari, sanciti e regolati da Seshat.
I miti scorrono ed accadono in tempi simultanei;così come crea con emissione vocale,sonora,mediante “lingua e cuore”,Ptah crea anche un uovo,al tornio da vasaio, da cui trarrà i cieli e la terra.
Il Sole,sotto forma d’uccello,s’involò alto nel cielo,cantando. Da quel canto iniziale sorsero gli Inni di Lode,cantati nei Templi-ad imitazione di quello iniziale del Sole- all’alba,a mezzodì, al tramonto ed anche nel fondo della notte, per aiutare a ricordare al Sole la sua rotta, ed agli uomini il loro spirito originario.
L’uccello solare,il falco Horo,è forma del cuore di Ptah,così come la sua lingua è Thoth. E con gli Inni Ptah crea tutte le cose,consolidando la creazione dal suo impulso sonoro in forma.
Ptah vuol dire tanto “pregare”,”chiedere”, quanto “aprire”,”incidere”,”scolpire” . Esso ci appare rivestito di una stretta tunica d’oro:stellare,ma nello stesso tempo dio ctonio, viene da stelle lontane; ha al mento una barba posticcia,al collo la collana “menat”-gioia- tra le mani una rete ed uno scettro, in testa un copricapo color lapislazzuli.
Khebes vuol dire “barba”, Khebes vuol dire Stelle Luminose- i decani dello zodiaco: la sua barba è il ricordo del cielo, dei suoi “solchi di lapislazzuli”. Lapislazzuli, oro, menat: tutti simboli delle stelle. Neter creatore, alchimista, architetto cosmico, ed inoltre dio che esaudiva i desideri d’amore del cuore. Il suo Tempio era una fucina alchemica, i suoi sacerdoti maestri alchimisti.

Egli è intessuto del potere del fuoco che proviene da Sekhmet, sua consorte.
Non si può comprendere appieno un dio:lo si può descrivere,lo si può vedere nei suoi effetti,nei suoi simboli.La potenza divina è nascosta sotto maschere, poiché chi vede in volto la divinità,muore.
E muore invero agli umani;la potenza divina è Sekhem, personificata da Sekhmet, che si riveste di forme leonine per non carbonizzare, per non ridurre in cenere tutti coloro che la vedono.Ma incenerisce i metalli Ptah nella sua fucina,col fuoco di Lei che viene dai Decani,e rende “bianco” ciò che era impuro.
Il fuoco trasforma e brucia le scorie:ciò che rimane è bianca cenere,che purifica tutto ciò che tocca. E dal centro del Lago di Fuoco, Het Ka Ptah,Bianca di Mura, rendeva vivere in essa un’avventura spirituale.
Gli Dèi sono tutti in contatto,gli uni con gli altri e uno ci può chiarire le apparenti oscurità,dell’altro. La barba di Ptah, Khebes,è intrecciata:colei che crea ed intreccia le cosmiche fibre è Neit, ed è Lei che ci può condurre tra le maglie incrociate,spiegando fatti non comprensibili razionalmente. Incrociare vuol dire mescolare le realtà,le dimensioni,permettendo all’irrazionale di permeare il razionale,all’invisibile di permeare il visibile, facendo così superare barriere troppo limitate;il tesssuto è unico,ma incrociato nei suoi percorsi. Ptah ci porta Khebes dal cielo: possiamo districare i suoi fili e comprenderlo così,un filamento cosmico per volta. In essa si intrecciano alchimia,astrologia, i neteru ed i procedimenti creativi.
L’alchimia,la lavorazione dei metalli :i metalli stanno per “pianeti” o corpi cosmici ai quali sono associati e dei quali ci conducono le energie.Per esempio, Marte è il ferro, Giove lo stagno, saturno il piombo ,e così via.Lavorando i metalli noi purifichiamo le influenze planetarie e stellari dentro di noi. Ed è appunto l’astrologia. e l’astronomia, ed il rapporto con gli umani, e di tutte le cose, coi corpi celesti ,che ci vengono evidenziate e chiarite,mettendo a punto una “rete” cosmica nella quale i due “gusci d’uovo” assumono un significato matematico nonché simbolico complesso e perfetto.(brano tratto da "Il libro del drago").
La ricchezza della creazione si esprime nei Nomi degli Dèi:ogni qualità un nome, ogni funzione e ritmo, un numero ed un glifo. Nei suoi Nomi,ed in quelli della sua città,Ptah ci racconta il suo costruire, i suoi legami con la creazione Egli è “Ptah sul suo trono”,”Ptah della terra emersa”-Ptah Ta –tenen-;Ptah il grande sud del suo muro-Ptah aa resu aneb ef;Ptah il sud del suo muro;ptah il signore della casa degli artefici-Ptah neb Qet het;; Ptah djed;Ptah sotto il suo albero di ulivo-Ptah kheri beq ef.
Appare evidente il rapporto con la sua città, col fuoco- sud è la direzione dell’elemento fuoco- con la sua terra e vegetazione. L’Egitto era chiamato “la terra dell’olivo”, inoltre suo “figlio” è Nufertum, dio del fiore di loto.
Het Ka Ptah:la casa del doppio di Ptah,la città come doppio del corpo divino, che esiste nelle dimensioni invisibili. E mentre per noi il ka è invisibile, per i Neteru è il contrario: il loro ka è nella realtà visibile,- nella natura- che è il duplicato dell’ordine ed armonia celeste. Tutto il territorio è investito della sua aura, del suo potere: è sua emanazione: La città ed il territorio con la sua vegetazione, sono il corpo di ptah, e sono anche il Ka di ptah. Ed è un territorio tanto perfetto e sacro, da esser parte del suo Nome. La terra intera è per esteso il suo territorio,avendola egli costruita,tratta da “dentro l’uovo”, dopo averlo diviso in due metà; la terra è perciò non soltanto immagine del cielo, ma l’altra sua “metà”.

Het Ka Ptah
L’Egitto si chiamava Ta-mera,la Terra amata. Amata dagli dèi,amata dagli uomini ed immagine del cielo. L’amore implica cura, rispetto,partecipazione. La terra partecipa la sua essenza divina a quanti la abitano, chi la abita la nutre col proprio amore e gli dèi sono il suo specchio, si riflettono in essa. Het Ka Ptah era lo specchio di Ptah; sorta dal lago di fuoco, fuoco ancora conteneva nei suoi templi alchemici. Dalla terra Amata nasceva a armonia sotto forma perfetta,sotto forma mandalica ,circoscritta da bianche mura; alchemico labirinto, fucina alchemica nella quale era trasmutata la natura grezza di tutto ciò che in essa sorgeva, per rendere la città il Trono, la pietra regale sulla quale poteva sedere Ptah.
La città come immagine divina: parte di un universo pieno di divinità, ogni parte è pura divina, ogni parte trasmette conoscenza, potere, amore.
Amore:mer, un aratro: Un aratro fa solchi;il cielo è attraversato da solchi di lapislazzuli, nei quali scorre il nettare degli Dèi. L’amore è un solco lasciato nel cuore; lo ritroviamo nel cielo, solco del cuore di Ptah, lo ritroviamo nella sabbia della Fucina di Ptah. La terra li riceve,e nei solchi d’amore fa vivere i suoi luoghi, le sue città, le persone e gli animali, facendo partecipare tutti al magico universo che è rivelazione e manifestazione divina.
L’amore umano è molto spesso egoico,senza connessione con lo spirito: mera, l’amore archetipico, è semplicemente un modo, uno strumento per aprire, per rendere fecondabile la materia.
E’ il seme che si pianta ,che farà capire a quale “solco" ci si riferirà; quelli di Ptah sono quelli che anche gli umani possono comprendere.
Ptah vuol dire anche “pregare”,”chiedere”:ed a Lui ci si rivolgeva per amore,per essere esauditi nei desideri del cuore. E la sua città era il recipiente delle benevolenze celesti, grazie ad una potente posizione geografica e ad una ancor più sapiente configurazione urbanistica.
Ptah trasmuta per mezzo dell’impietoso fuoco cosmico, che brucia tutto ciò che di umano ancora rimane. E tale è la sua Architettura. Ptah è la relazione intima fra le pietre della terra e l’essenza pietrosa del cielo, dell’alito delle comete, del Khebes che porta sul mento.
Il mento: non si muove senza far muovere la parte inferiore del volto. Her, volto, Her, ciò che sta in alto ,cioè il cielo. La parte inferiore del volto è l’uovo terreno, la parte del guscio del cosmico uovo che contiene il ricordo delle stelle.

Delle due parti dell’uovo,il cielo ne è la parte perfetta, sferica; la terra ne è la parte inferiore,con la sua forma ellittica.
Osserviamo l’uovo : il tuorlo è la parte della sostanza nutritiva dell’embrione;la vescicola germinativa è situata sulla sua superficie, ed è quella che dà origine alla vita. Il tuorlo è contenuto quasi tutto nella parte sferica superiore. La parte del bianco è quella che contiene la sostanza- albumina- che si trova anche nei semi e succhi delle piante; preparati albuminici sono antidoti contro gli avvelenamenti, depurativi,sedativi, ricostituenti. E, dato le caratteristiche del pianeta terra, la parte del bianco è senz’altro la sua.
Il simbolismo legato a Ptah è alchemico ed i simboli non lasciano niente al caso: Het Ka Ptah ha bianche mura-colore e forma unite insieme. Una forma, per essere efficiente,deve necessariamente essere perfetta anche nel suo colore,poiché esso può cambiare la natura del composto.
Il colore agisce con la potenza vibratoria delle onde luminose e provoca, induce, delle qualità a manifestarsi –così come pure la forma è indicatrice e causativa di qualità.
I colori, nel simbolismo alchemico, indicano le fasi di lavorazione dei metalli; ed i metalli sono connessi sia ai pianeti quanto ai colori. I metalli sono i rappresentanti delle forze planetarie sulla terra:sono, astrologicamente, i Pianeti del nostro oroscopo, le qualità che forniscono la chiave formativa dell’individuo incarnato-dal nero piombo-saturno, allo splendore del’oro solare,essi tracciano il percorso della trasformazione dello spirito umano.

L’architettura di Ptah è intessuta di relazioni cosmiche. l’astrologia vi è usata per i tempi giusti di lavorazione, quanto per le forme ad essa inerenti. Ogni decano astrologico ha forma e qualità di Elementi e parti di cielo diverse, ed ognuno richiede la sua specifica forma espressiva.
Così come il cerchio, il quadrato, il triangolo o le altre varie forme geometriche hanno poteri differenti, così pure è per le varie Parti del Cielo.
Ptah è dio alchemico, e trasforma.
In un Inno a Ptah ta tenen(nota:inno della XX o XXI dinastia, riportato in “The Gods of the Egyptians”vol.I- W. Budge- pag.511) vi è una frasi che dice : “ Tu splendi nella tua forma di cristallo, secondo il desiderio della tua maestà” Ptah ha forma di cristallo, la Terra è un cristallo; la rete che Ptah possiede indica il Cristallo-Terra con la sua griglia e punti di potere.
Ed i due gusci d’uovo e la rete, posta sull’Omphalos,erano conservati quali simboli della creazione di Ptah, nei templi suoi ed in quelli di Thoth - espressione della sua emissione vocale sonora creativa.
L’ombelico, col cordone ombelicale, nutre chi sta “nell’Uovo“: città, territorio,tutto è dentro la rete, sopra e dentro l’uovo, per nutrire di cielo la terra.
Ptah rappresenta, negli umani,i piedi,che sono il nostro punto di contatto con la terra, con Ta-tenen.
Ptah non crea né uomini né animali, ma “ Egli creò gli dèi,fece le cità,fondò le regioni, pose gli dèi nei loro santuari, consolidò le loro offerte, fondò i loro santuari, fece i loro corpi simili ai loro desideri.Così entrarono gli dèi nei loro corpi di qualsiasi specie di legno, di qualsiasi specie di pietra,di qualsiasi specie di minerale,di qualsiasi specie di sostanze che nascano su di lui e di cui essi abbiano preso l’aspetto. Così si sono per lui riuniti tutti gli dèi ed i loro Ka,contenti ed uniti con il Signore delle Due Terre”. (nota: “Teologia Menfita” in “testi religiosi Egizi” . S. Donadoni)
I corpi degli Dèi sono le Statue Divine, le Statue magiche, poste nel Sancta Santorum dei Templi, ad abitare una “casa” del Dio già viva nella sua connessione cosmica.